C’è chi dice che ogni tanto bisogna premiarsi. Dopo anni senza comprare scarpe o accessori costosi, ho pensato: “Mi faccio un regalo, me lo merito.” Ecco, segnatevi questa data, perché da lì è partito un domino di sventure degne di una sitcom tragicomica. Con protagonista, ovviamente, me stessa.

Partiamo dalle scarpe. Bellissime, nuove di zecca, lasciate fuori dalla scatola per un’ora. Un’ora sola. Quanto basta alla mia gatta per notarle, innamorarsene e usarle come palestra personale per farsi le unghie. Risultato? Le ho ritrovate effetto grattugia. Cioè, non rovinate… grattugiate.

Passiamo alla borsa, altro piccolo lusso. Ci ha pensato mio figlio, diciannove anni, quindi non proprio un pargolo. Ha appoggiato accanto alla borsa una borraccia piena di acqua gassata (perché? perché no), che ha deciso di esplodere come un geyser. Nota per il futuro: nelle borracce, solo acqua naturale. Risultato? La borsa ha stinto. Ciao borsa, è stato bello.

La maglia, terzo autoregalo, ha avuto un destino ancora più beffardo. È finita in lavatrice insieme a un camice da laboratorio (mio, eh, quindi l’ho fatto da sola), il quale nascondeva in tasca una penna nera. L’inchiostro ha scelto di trasferirsi artisticamente su una manica della maglia. Una sorta di batik, ma fatto col disprezzo.

Oggi, il colpo di scena: compro un flacone di antimuffa con candeggina. Il tappo era avvitato male. La candeggina ha pensato bene di aprirsi in borsa, rovinare mezza spesa e pure i pantaloni. Ma non è finita. L’altra metà della spesa è stata salvata… lavandola, sì. Ho lavato i pacchi di pasta, i barattoli, le confezioni. Tutto. Perché puzzava da morire.